Conviviale “Patti lateranensi”

Postato il 22/02/2024 in Dal Presidente, Dall'addetto stampa

Venerdì, 09 febbraio 2024

Il giorno 9 febbraio 2024 si è tenuta presso la sede della Contrada della Torre nella splendida cornice della Sala delle Monture, la Conviviale che aveva per oggetto “Dai Patti Lateranensi del 1929 al Concordato del 1984. Per una storia dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia”. Hanno partecipato come relatori Massimo Bianchi, che insegna la disciplina di Storia dei Rapporti tra Stato e Chiesa presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali dell’Università di Siena e monsignor, Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore dell’Ufficio Nazionale Problemi Giuridici della CEI.

Massimo Bianchi partendo dai rapporti di fine ‘800, ha affrontato le relazioni tra il governo fascista e la Santa Sede che dettero vita ai Patti Lateranensi del 1929, accordi in forza dei quali si risolse la Questione Romana, ovvero la difficile situazione diplomatica tra la Santa Sede e il Regno d’Italia, perdurante fino dal 20 settembre 1870, giorno in cui i bersaglieri irruppero a Porta Pia causando la fine dello Stato della Chiesa e la conseguente annessione dello stesso al Regno d’Italia. Prima di addentrarsi nell’analisi dei tre documenti che compongono i Patti Lateranensi (Trattato, Concordato e Convenzione Finanziaria), Massimo Bianchi si è soffermato ad analizzare i rapporti assai tesi tra la Santa Sede e lo Stato sabaudo (Regno di Sardegna prima e Regno d’Italia poi): rapporti caratterizzati da una politica ecclesiastica aggressiva di stampo giurisdizionalista, perseguita a colpi di decreto tesi a minare i privilegi dei cattolici e degli ecclesiastici. La breccia di Porta Pia non rasserenò gli animi e anzi le due parti continuarono nell’indispettirsi vicendevolmente. Il Trattato del 1929 è da considerarsi un atto di diritto internazionale che riconosceva personalità giuridica alla Santa Sede: con tale accordo si pose termine alla Questione Romana e si riconobbe la religione cattolica come religione di Stato. Con la Convenzione Finanziaria si regolavano invece, al di fuori dei Patti Lateranensi, le questioni finanziarie perché queste non fossero di impedimento per la firma dei Patti stessi. Il Concordato rappresentò la vera novità, all’interno del quale si ribadiva la libertà della Chiesa Cattolica nell’esercizio del proprio potere spirituale e nel pubblico esercizio del culto. Si è poi passati ad analizzare il riflesso dei Patti nell’opinione pubblica italiana e internazionale. Nel 1947 si ebbe poi l’inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione Italiana con un acceso dibattito all’interno dell’Assemblea costituente dove Bianchi ha sottolineato il significato politico del voto favorevole all’articolo 7 della Costituzione da parte del Partito Comunista Italiano di Palmiro Togliatti. Bianchi ha infine introdotto la relazione di monsignor Malpelo analizzando il ventennio dal 1947 al 1967 dove non si parlò quasi mai della necessità di revisione del Concordato, ma dove si gettarono le basi per favorirne la modifica. Da un lato, il nuovo ruolo del PCI e del PSI verso i governi di centrosinistra, la nascita del Partito Radicale, il benessere derivato dal miracolo economico e, non ultimo, l’introduzione del divorzio in Italia e dall’altro la convocazione del Concilio Vaticano II furono gli elementi necessari per determinare un cambiamento importante all’interno della società italiana e nella Chiesa stessa. Fu in questo clima che nel 1967 il socialista Lelio Basso poté presentare per primo alla Camera dei deputati una mozione finalizzata alla revisione del Concordato.

L’intervento di monsignor Roberto Malpelo si è invece concentrato sull’analisi del Concordato del 1984 riassumendo il complesso e travagliato iter parlamentare per arrivare al testo finale attraverso molte Commissioni bilaterali e ben sette diverse bozze. Le trattative si conclusero velocemente grazie all’avvento di Bettino Craxi quale Presidente del Consiglio e il 18 febbraio del 1984 si arrivò alla firma del nuovo testo tra lo stesso Craxi e il Segretario di Stato Agostino Casaroli. Il nuovo testo era composto da solamente 14 articoli, rispetto ai 45 del Concordato precedente, e presenta molti aspetti di novità che appaiono determinanti per una diversa presenza della Chiesa in Italia da quel momento in avanti e anche per uno stile diverso nei rapporti tra comunità politica e comunità ecclesiale. Il nuovo accordo è uno strumento giuridico con il quale da un lato lo Stato riconosce la legittimità della presenza della Chiesa nella società italiana e la Chiesa prende a sua volta coscienza della piena laicità dello Stato, che non significa neutralità nei confronti delle religioni ma significa invece il superamento del principio della religione cattolica come sola religione dello Stato. L’accordo del 1984 non è un patto difensivo e neppure una lista di doveri e diritti come era accaduto negli anni precedenti, ma piuttosto una forma di collaborazione attiva fra Stato e Chiesa per far progredire il bene comune. Fu riconosciuta per questo l’importanza decisiva della CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, che viene infatti ad assumere una nuova posizione, in quanto prima la materia concordataria era esclusiva di Santa Sede e Governo italiano: questa parte attiva che viene riconosciuta alla CEI è di sicuro tra le novità di maggior rilievo nei rapporti fra Stato e Chiesa. Parimenti importante è la successiva Legge 222 del 1985 che dà vita agli Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero, ovvero l’applicazione pratica del Concordato del 1984 per quanto riguarda la disciplina degli enti ecclesiastici.

Un ringraziamento particolare alla Contrada della Torre per l’ospitalità e l’ottima cena.